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giovedì 23 luglio 2015

L’ANALISI POSTURALE per conoscere la natura di molte patologie




L’ANALISI POSTURALE per conoscere la natura di molte patologie


ART. PUBBLICATO sul "FINANZIERE"

Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza,
fondato nel 1886.






“Hai una postura scorretta!” una frase ormai ricorrente nel settore sanitario e dello sport, in quanto l’eziopatogenesi di molte problematiche muscolo-scheletriche hanno come fattore comune disordini posturali e funzionali. Il termine “postura” indica la relazione continua che lega il nostro corpo, psiche e soma con l’ambiente  esterno ed è il risultato finale di tante variabili che non dipendono solo dalle informazioni provenienti dagli organi di senso, ma anche dalle rappresentazioni interiori determinate da credenze, valori, esperienze vissute, ecc.. Proprio per questo, la postura si modifica e si adatta continuamente.
Come reagisce il nostro corpo se avessimo il solito sassolino nella scarpa con l’impossibilità di toglierlo? In un primo momento cercherebbe di limitare il disagio modificando l’appoggio del piede che, nel tempo, porterebbe ad una variazione asimmetrica del tono muscolare con ripercu
ssioni sulla deambulazione e sulla postura.
Analogamente accade in presenza di traumi e atteggiamenti viziati, dove alla naturale compensazione iniziale, segue un disagio o  una patologia, spesso in parti del corpo lontane dalla causa. Un esempio è la presenza di lombalgia originata da un appoggio podalico scorretto.
Il corpo, con l’alterazione dei messaggi recettoriali compromette il proprio equilibrio in rapporto all’ambiente esterno. Difatti il controllo posturale, che è fisiologicamente un’attività riflessa inconscia, diviene cosciente. Questo causerà movimenti meno fluidi per aumentata rigidità muscolo-articolare. 
L’analisi della postura aiuta il posturologo o altre figure professionali, a valutare il corpo in maniera globale rispetto ad un modello di riferimento ideale. L’obiettivo è quello di scovare un’eventuale causa remota di uno squilibrio corporeo che ha innescato il problema e valutare nel tempo i miglioramenti post trattamento chinesiterapico.
Esistono diversi metodi di indagine con tecnologie d’avanguardia, più o meno validi per la valutazione posturale statica e dinamica, ma anche strumenti “tradizionali”, possono fare la differenza. In molti casi, una macchina fotografia, un podoscopio e un bravo valutatore sono sufficienti ad individuare un’alterazione della meccanica umana. 
La valutazione iniziale morfo-posturale consente di capire a quale figura professionale indirizzare il paziente e a progettare un idoneo programma motorio. E’ consigliabile anche in ambito preventivo per un monitoraggio continuo delle fasi di crescita scheletrica dei giovani.
Solo un’accurata analisi consente di fornire utili consigli o piccoli accorgimenti da adottare nel quotidiano che possono portare immediatamente a grandi risultati.

 
“DIVENTIAMO I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SALUTE”

lunedì 3 novembre 2014

IL METODO ROVATTI® NEL TRATTAMENTO DELLE SCOLIOSI


ART. PUBBLICATO sul "FINANZIERE"



Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza,
fondato nel 1886.

IL METODO ROVATTI®  NEL TRATTAMENTO DELLE SCOLIOSI
UN NUOVO APPROCCIO TERAPEUTICO CON BANDE ELASTICHE

A cura


Beniamino Colagrosso* e Massimo Alfieri**
 
 
La scoliosi viene definita come una deformità permanente della colonna vertebrale sul piano frontale con associata rotazione dei corpi vertebrali sul proprio asse longitudinale, evidenziabile nella maggior parte dei casi, con un gibbo (gobba) costale o paravertebrale lombare.
Quando la deviazione della colonna è solo sul piano frontale, quindi priva di rotazione si parla di paramorfismo o atteggiamento scoliotico. Nella maggior parte dei casi un buon trattamento cinesiologico preventivo e sport diversificato danno buoni risultati.
La scoliosi nell’adolescente colpisce soprattutto le femmine con un rapporto 7:1 ed inizia a manifestarsi attorno alla fase puberale (11-12 anni per le femmine, 13-14 per i maschi), dove aumentano i carichi asimmetrici sulle vertebre per uno squilibrio tra sviluppo scheletrico e muscolare e dove la resistenza dell’osso è minore. Nella maggior parte dei casi le scoliosi sono idiopatiche ed alla base c’è sempre una sindrome complessa che interessa diverse disfunzioni organiche (SIBILLA), che creano un vero e proprio disordine propriocettivo.
La scoliosi vera e propria (dismorfismo), essendo un’alterazione strutturale della colonna vertebrale nei tre piani dello spazio: frontale, sagittale (laterale) e trasverso, necessita di trattamenti cinesiologici specifici e personalizzati miranti al riallineamento delle curve e finalizzati all’apprendimento di un nuovo e corretto schema corporeo.
Un metodo che negli ultimi anni sta riscuotendo  popolarità in Italia, è il Metodo Rovatti®. Il suo ideatore dott. Emanuele Rovatti, discente della scuola Lyonese, ha sviluppato negli anni un nuovo sistema di lavoro correttivo/conservativo per il trattamento delle scoliosi con l’utilizzo di “Bande Elastiche”.
Partendo dal presupposto che “non è l’esercizio che corregge, ma il paziente che si corregge”, le bande elastiche aiutano a percepire, interiorizzare e auto-correggere la propria postura sia durante l’esercizio che nei movimenti quotidiani (interiorizzazione del gesto motorio corretto).
La persona con scoliosi, specialmente se grave, dovrebbe essere seguita da una équipe di professionisti come l’ortopedico e/o fisiatra, il chinesiologo, il fisioterapista, gnatologo, tecnico ortopedico, ma anche uno psicologo specializzato in materia, che collaborino in completa sinergia per trovare la migliore strategia operativa.
Il Metodo Rovatti® si basa su un esame cinesiologico posturale obiettivo e sulla rilevazione dei dati anamnestici e clinici. I dati dei test eseguiti, sia di valutazione morfologica statico-dinamica che funzionale, vengono riportati nella scheda personale del paziente per essere comparati in seguito con le nuove valutazioni. Inoltre, vengono analizzate le radiografie, per misurare l’angolo di deformazione vertebrale (angolo di Cobb) e per valutare la maturità ossea (test di Risser).
La particolarità del metodo consiste nell’utilizzare le bande elastiche come se fossero le mani del terapista che plasma il rachide in modo tridimensionale (essendo la deformazione stessa sviluppata nei tre piano dello spazio). Le bande elastiche hanno diversa resistenza e vengono scelte dal terapista a seconda delle caratteristiche personali del soggetto, dell’esercizio proposto e dell’obiettivo previsto.
La corretta respirazione riveste un ruolo importante nella percezione e correzione del trattamento. Essa avviene in due tempi: una fase inspiratoria breve di preparazione all’esercizio e una fase espiratoria lenta e prolungata durante la parte attiva del movimento, in modo da poter interiorizzare il gesto.
Oltre al contenimento dell’evolutività della curva scoliotica, l’obiettivo finale del trattamento secondo il Metodo Rovatti® dovrebbe essere il raggiungimento, a maturità scheletrica completa, di un buon aspetto estetico e di assenza di dolore, in modo che la persona adulta non sia limitata nella vita quotidiana nè relazionale nè professionale.
Ne consegue che la cinesiterapia dovrebbe essere seguita dal paziente almeno durante tutta l’età evolutiva (maggior rischio di peggioramento). I migliori risultati si hanno con una diagnosi, l’eventuale terapia, la cinesiterapia con le bande elastiche, precoci. Il Metodo Rovatti® è applicato con successo da oltre 30 anni dal suo ideatore e sperimentato da centinaia e centinaia di persone. 

CONSIGLI UTILI

 

La scoliosi è una patologia irreversibile della colonna vertebrale e si manifesta con una ampia varietà di quadri e di gravità.
Anche nei casi più gravi, dove è necessario l’uso di uno specifico corsetto ortopedico, non dovrà mancare il trattamento rieducativo, non solo per prevenire l’ipotrofia muscolare che provocherebbe la costrizione del busto, ma per coadiuvare la terapia ortesica e “insegnare” al paziente l’interiorizzazione del gesto motorio corretto e della corretta postura. Sono rarissimi i casi in cui è necessario ricorrere all’intervento chirurgico. Non bisogna trascurare il problema neanche in età adulta, soprattutto per gli over quaranta, in quanto si può assistere ad un peggioramento del quadro clinico con dolori per degenerazione osteoarticolare e muscolare.
Fino a qualche anno fa, il nuoto veniva considerato lo sport “principe” per questo problema, ma in realtà, soprattutto per i soggetti con un grado elevato di deformità è peggiorativo, perché l'espansione dei polmoni che si verifica nuotando aumenta la rotazione della gabbia toracica.
Tutti gli sport vanno bene, anche quelli asimmetrici come il tennis, sempre se non portati all’estremo. 
Il trattamento chinesiologo deve anche essere finalizzato ad educare il paziente ad uno stile di vita più sano che lo aiuterà a condurre una vita normale. Ricordiamoci sempre che il successo terapeutico in questa patologia sarà maggiore nei casi dove la diagnosi è stata precoce, perché ascoltare e prendersi cura del proprio corpo significa anche garantirsi una qualità di vita migliore.

“DIVENTIAMO I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SALUTE”
 

*Direttore di Sanità della G.di F. – Roma
**Chinesiologo – Massofisioterapista Q.G. - Roma

 
 

mercoledì 24 aprile 2013

L'INFIAMMAZIONE. QUANDO E PERCHE' SI VERIFICA

ART. PUBBLICATO sul"FINANZIERE"
Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza, fondato nel 1886.



L'INFIAMMAZIONE. QUANDO E PERCHE' SI VERIFICA

L’infiammazione o flogosi è un meccanismo biologico di difesa che si attiva in risposta ad un  danno tessutale, facilitando l’intervento dei componenti del Sistema Immunitario nelle sedi in cui si è verificata un’intrusione biologica  e dà avvio alla riparazione del danno.
Gli stimoli lesivi possono avere origine esogena: fisici (traumi, ustioni, radiazioni, ecc.), chimici (sostanze tossiche, acidi, ecc.) o biologici (parassiti, microrganismi come batteri, virus, funghi, ecc.); oppure origine endogena: disordini metabolici o alterazioni immunitarie.
Normalmente quando si parla di un’infiammazione si aggiunge il suffisso –ite all’organo interessato  (es.: epatite, polmonite, artrite, ecc.), perché si tratta di una  reazione prevalentemente locale.  Ma quando l’intensità supera una certa soglia, si verificano anche fenomeni sistemici con formazione di nuove molecole che rispondono all’agente lesivo anche su organi anatomicamente distanti.


I sintomi della flogosi sono:

1.     Calor (aumento della temperatura locale)
2.     Rubor (colorazione rossastra per iperemia)
3.     Tumor (gonfiore della zona interessata)
4.     Dolor (dolore costante oppure che si verifica al tatto e/o movimento)
5.     Functio laesa (compromissione funzionale)

Durante il processo infiammatorio si assiste ad una sequenza di eventi che possono essere riassunti come segue:

          A.   Vasodilatazione iniziale dei vasi (capillari) per un aumento del flusso
                  sanguigno che porta all’aumento della temperatura e all’arrossamento
           B.   Rallentamento successivo del flusso fino alla stasi
           C.   Fuoriuscita di liquido e leucociti nella matrice interstiziale (fenomeno della
                  diapedesi) che causa il gonfiore della parte interessata.

L’infiammazione si distingue in due  tipologie, acuta (angioflogosi) e cronica (istoflogosi). La prima, si presenta con un inizio brusco ed è caratterizzata da fenomeni vascolo-essudativi, aumento della permeabilità dei capillari e della migrazione dei leucociti che portano alla comparsa dei sintomi precedentemente descritti. Nel tempo, può trasformarsi in forma cronica oppure risolversi.
L’infiammazione cronica può manifestarsi dopo la fase acuta, ma anche nascere direttamente in questa forma. Si distingue per una maggiore durata (mesi/anni), per l’attenuazione dei fenomeni vascolo-ematici e per la prevalenza di migrazione di cellule mononucleate monociti e linfociti nell’interstizio e la loro moltiplicazione e differenziazione in elementi diversi quali macrofagi e plasmacellule. Durante il loro lungo decorso le flogosi croniche possono andare incontro a episodi di riacutizzazione, tipiche dell’infiammazione acuta.
Una postura scorretta protratta nel tempo, l’utilizzo eccessivo e poco funzionale di alcune strutture anatomiche (perseverare dell’esposizione all’agente flogogeno), spesso sfociano nell’infiammazione cronica.
Per quanto in alcuni casi sia importante la prescrizione di una terapia farmacologica per eliminare il dolore, molte persone lamentano il ripresentarsi del problema dopo un breve periodo di tempo. Questo accade perché non si è intervenuti sulla causa primaria che ha generato l’infiammazione. Inoltre il corpo atteggiandosi in una posizione antalgica altera il proprio schema corporeo producendo forze asimmetriche che si ripercuotono sull’integrità fisica generale.
Di conseguenza tutti i tipi di terapia devono essere finalizzati al ripristino del corretto schema motorio, ristabilendo progressivamente tutte le informazioni neuro-motorie perdute.


CONSIGLI UTILI

Crampo, Contrattura, Contusione, Stiramento e Strappo
Il crampo muscolare è un blocco (fitta acuta) della muscolatura improvviso, involontario e doloroso dovuto ad un'eccessiva perdita di sali minerali. Il crampo nasce normalmente per un eccesso di fatica, quando il corpo è poco idratato, produce tanto acido lattico e le fibre non ricevono il giusto apporto di ossigeno. Quando il crampo compare di notte, la causa normalmente è di carenza di potassio, calcio o magnesio.
RIMEDI: Stretching immediato e riposo.

La contrattura
è un aumento atipico, permanente  e involontario del tono muscolare. E’ un atto difensivo, in presenza di sovraccarico non fisiologico sia di natura metabolica (acido lattico) che meccanica. Non c’è rottura delle fibre muscolari. Il dolore è generalizzato su un’area ampia (lungo il decorso della fibra muscolare).

RIMEDI: Calore (impacchi caldi, ecc.), massaggi, allungamento e riposo.

La contusione
prodotta da un impatto con un corpo contundente, genera normalmente rottura delle fibre muscolari (quelle più profonde sono maggiormente interessate) e di alcuni capillari, senza lacerazione della cute. Quando più è alta la forza d’impatto maggiore sarà l’ematoma, il gonfiore e le fibre coinvolte.
RIMEDI: Ghiaccio (15 min. circa per minimo due volte al giorno), bendaggio funzionale e riposo

Lo stiramento o elongazione
si verifica quando un muscolo riceve un allungamento metrico improvviso (alta velocità) che al momento non è in grado di controllare, o al di sopra  delle sue possibilità anatomiche. Il dolore è acuto, improvviso e ben localizzato in un preciso punto. Normalmente c’è una contrattura riflessa del muscolo. Colpendo poche miofibrille muscolari l’ecografia risulta negativa o con lievi segni di versamento.
RIMEDI: Riposo, ghiaccio (15 min. circa per minimo due volte al giorno),  compressione con benda elastica nei primi tre giorni. In seguito massaggi decontratturanti, terapia del calore e stretching.
TEMPI di RECUPERO: Normalmente intorno ai dieci/quindici giorni

Lo strappo o distrazione muscolare
è un evento traumatico che porta alla rottura parziale (alcune fibre) o totale del muscolo. Si riconoscono in base alla gravità tre tipologie: primo, secondo e terzo grado. Necessita sempre di un controllo specialistico per la valutazione del danno e il tipo di intervento terapeutico da seguire.
Comunque evitare nel modo più assoluto nei primi giorni massaggi, stretching, esercizi di scioglimento, fonti di calore e anticoagulanti tipo l’aspirina.
RIMEDI: Crioterapia (ghiaccio), bendaggio funzionale e riposo nei primi tre /quattro giorni, aspettare 5/6 giorni prima di iniziare altri tipi di trattamento.
TEMPI di RECUPERO: dipende dalla gravità del danno





mercoledì 10 aprile 2013

12) PIEDE…….CUORE DELLA POSTURA, NON COMMETTIAMO PASSI FALSI!!!!

ART. PUBBLICATO sul "FINANZIERE"
Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza, fondato nel 1886.

Il piede è il perno dove ruotano le diverse posture che assumiamo durante la giornata e su cui grava il peso del corpo. Questo ci fa capire che ogni piccola perturbazione dello stesso può alterare in maniera significativa tutto il corpo.
Essendo alla base del sistema di controllo dell’equilibrio e il punto di contatto con la terra il piede viene costantemente sollecitato nel trasferire o tamponare le forze ascendenti e discendenti che generano i movimenti del corpo.
Dopo il cervello il piede è la struttura più complessa del corpo umano, è composto da 26 ossa, 33 articolazioni, più di 100 legamenti e da 12 muscoli intrinseci. Interagendo costantemente con il resto del corpo ha importanti funzioni afferenti recettoriali (IMPUT –informazioni di entrata) provenienti dagli esterocettori cutanei presenti sulla sua pianta e dai propriocettori localizzati nei muscoli nei tendini e nelle articolazioni, che effettrici (AUTPUT –risposta motoria), grazie al suo complesso meccanismo osteo-muscolo-articolare.
Nel corso dell'evoluzione, per esigenze adattative nate sia dall'assunzione della stazione eretta (con un maggiore lavoro di regolazione e ammortizzazione di tutte le forze in gioco di un sistema in equilibrio instabile), che dal relazionarsi continuo con un terreno poco fisiologico (quale è il terreno piano), il piede ha subito modificazioni morfo-strutturali importanti, divenendo più rigido, più stabile, ma meno prensile.
Attenzione, la normale evoluzione della pianta del piede nel bambino, presenta un piattismo fisiologico fino a 3/4 anni, che si normalizzerà in seguito. Inoltre, anche il varismo delle ginocchia del neonato/a con il seguente valgismo del bambino/a fino a 4-5 anni è fisiologico.
Conosciamo due deformazioni importanti del piede, il “piede cavo” e il “piede piatto”. La prima tipologia, patologia molto diffusa, più del piede piatto, predilige il sesso femminile. Questa deformità è caratterizzata da una esagerata concavità dell’arcata plantare e dita a griffe. La sua eziologia può essere su base neurologica, oppure secondario a processi ischemici, artrite reumatoide e nei post-trauma. Comunque l’aumento dell’arco plantare dovuto essenzialmente dalla contrazione e successiva retrazione di alcuni muscoli, come il tibiale posteriore, i peronei laterali, i muscoli plantari e i flessori delle dita colpisce anche diversi sportivi, chi indossa calzature corte, scarpe a punta, tacchi troppo alti che sbilanciano il peso del corpo in avanti e scarpe eccessivamente rigide che non permettono il movimento naturale dei muscoli.
Il piede piatto al contrario è caratterizzato da una riduzione dell’arco plantare e dal conseguente aumento della superficie d’appoggio della pianta del piede.
Il cedimento della volta plantare, dovuto essenzialmente, all’alterato sostegno della fascia plantare, dei legamenti plantari e dalla mancanza del “supporto dinamico” dei tendini del tibiale posteriore e del peroneo lungo, può avere sia origine congenita (nel bambino) che acquisita (nell'adulto).
Nel tempo, questo sbilanciamento della distribuzione del peso, in entrambe i casi, sviluppa fenomeni degenerativi a carico delle strutture osteo-muscolo-articolari.
Riconoscere tempestivamente un dismorfismo dei piedi, grazie ad un esame baropodometrico (statico e dinamico) e la valutazione di uno specialista, potremmo evitare di far nascere altre patologie in seguito, che nel migliore dei casi riguardano i piedi, ma potrebbero interessare altre strutture del corpo, con conseguente alterazione della postura.
Esistono diversi stadi di deformazione del piede, che sono normalmente direttamente proporzionali alle patologie secondarie e alla sintomatologia dolorifica. Nei casi meno gravi può essere sufficiente un programma chinesiologico mirato, associato ad un’ortesi plantare, per migliorare la biomeccanica del piede.






CONSIGLI UTILI
 
 
INDICAZIONI BASE PER MIGLIORARE LA FUNZIONALITÀ DEI PIEDI :
POCHI MINUTI AL GIORNO PER LA SALUTE DEI VOSTRI PIEDI
CAVI
PIATTI
  1. Massaggi e stretching giornalieri della pianta del piede per detendere la fascia plantare
  2. Afferrare piccoli oggetti con le dita dei piedi
  3. Movimenti completi di flesso/estensione della caviglia in appoggio metatarsale su di un gradino
  4. Camminare lentamente in avanti e indietro in pendenza (15° circa)
  5. Camminare enfatizzando la pronazione dei piedi (avanti e indietro)
  1. Stretching dei muscoli della catena posteriore, con particolare interesse del gastrocnemio e soleo
  2. Camminare per 5 metri prima sulle punte e poi sui talloni mantenendo gli arti inferiori tesi
  3. Camminare enfatizzando il movimento rullata (retropiede, mesopiede e avampiede) con spinta finale
  4. Camminata sul bordo esterno dei piedi per 10 metri
  5. Posizionarsi con l’avampiede su di un gradino e lavorare sulla flesso-estensione della caviglia (enfatizzando il movimento)
  6. Afferrare piccoli oggetti con le dita da seduti e portarli alle mani
Lo squilibrio muscolare associato a queste alterazioni morfo-strutturali suggerisce anche un intervento di stretching globale de-compensato, per evitare ripercussioni a monte (in altre parti del corpo).
 
“DIVENTIAMO I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SALUTE”



 







martedì 5 febbraio 2013

10) HO UNA SCOLIOSI….COME POSSO GESTIRLA?




ART. PUBBLICATO sul "FINANZIERE"
Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza, fondato nel 1886.

Oggi cercheremo di dare una spiegazione semplice e più chiara possibile su cos’è una scoliosi, quali sono le cause della sua nascita, se è possibile prevenirla e come limitare i sui effetti nefasti.
La scoliosi è una deformazione tridimensionale permanente della colonna, determinata da una rotazione e torsione dei corpi vertebrali sull’asse longitudinale del rachide, che alterano la fisiologia delle curve e degli annessi del rachide (gabbia toracica, cingolo scapolo omerale e bacino).
Il primo distinguo a livello diagnostico è capire la differenza tra una scoliosi vera (dove è presente un difetto strutturale) con modificazione dei corpi vertebrali e una non vera, comunemente chiamata atteggiamento scoliotico, dove non si ha mai rotazione o torsione vertebrale. Entrambe hanno deviazione del rachide rispetto alla verticalità nel piano frontale e, quindi, possono presentarsi con spalle ad altezze diverse, i triangoli della taglia asimmetrici, ecc. ma l’atteggiamento scoliotico non determina mai la comparsa clinica nel test di adams di gibbi (vedi figura).
Per questo motivo l’atteggiamento scoliotico è corregibile, non evolve e scompare con l’eliminazione della causa che lo ha prodotto. Essendo un vizio posturale dettato spesso da una dismetria degli arti inferiori, oppure da una deviazione antalgica, la ginnastica correttiva eseguita con regolarità rimuove la causa e nel breve periodo regolarizza l’equilibrio tonico posturale.
Comunque è bene chiarire che l’atteggiamento scoliotico potrebbe diventare deformità strutturata se non trattato.
La scoliosi prevede un trattamento di tipo conservativo, cioè tentende ad evitare il peggioramento della patologia.
Le scoliosi strutturali possono avere o un origine congenita (già presenti alla nascita) oppure acquisita (di gran lunga più frequenti).
Per riassumere di seguito abbiamo una classificazione delle cause che creano dismorfismi e paramorfismi, della scoliosis research society:


SCOLIOSI STRUTTURALI
DISMORFISMO
SCOLIOSI NON STRUTTURALI
PARAMORFISMO
(ATTEGGIAMENTO SCOLIOTICO)
1) Idiopatica
  • Infantile (0-3 anni)
  • Giovanile (3-10 anni)
  • Dell’adolescente (>10 anni)
2) Neuromuscolare
3) Congenita
  • Difetto di formazione (vertebra a cuneo, emivertebra)
  • Difetto di segmentazione (barra non segmentata unilaterale)
  • miste
4) Neurofibromatosi 5) Disordini mesenchimali
6) Malattia reumatica 7) Traumatismi
8) Contratture extra-vertebrali
9) Osteocondrodistrofie 10) Infezioni ossee
11) Disordini metabolici 12) Correlate al passaggio lombo-sacrale 13) Tumori


  1. Scoliosi posturale

  1. Scoliosi isterica

  1. Scoliosi radicolare (ernia, tumori)

  1. Scoliosi riflessa

  1. Scoliosi da dismetria degli arti

  1. Scoliosi da contrattura dell’anca



Le scoliosi idiopatiche (eziologia ignota ) sono più del 90% di tutte le scoliosi.
Per semplicità si tende a distinguerle in base al numero delle curve:

1) Scoliosi a una curva 2) Scoliosi a doppia curva 3) Scoliosi a curve multiple

In presenza di due curve la primaria è la curva meno riducibile, di entità angolare più ampia e che presenta la maggiore rotazione dei corpi vertebrali. Mentre la curva di compenso è quella che presenta angolazione e rotazione minore con una maggiore possibilità di riducibilità.
Oggi nelle fasi sensibili della crescità (soprattutto dai 7 ai 15/16 anni) è molto importante l’attività di prevenzione. Riducendo i fattori di rischio, come lo stare seduti per troppo tempo in posizioni scorrette, sollevare o portare carichi eccessivi sulle spalle, diminuisce la possibilità di un’evoluzione precoce del paramorfismo o dismorfismo.
Fare uno screening valutativo con un medico specialista in fisiatria o ortopedia nell’età prepubere diventa un imperativo fondamentale, perchè ci consente in presenza di alterazioni morfo-funzionali di intervenire precocemente ed evitare il peggioramento della patologia.


CONSIGLI UTILI

Cerchiamo di fare chiarezza su diverse dicerie che sentiamo con consuetudine. Una cattiva postura sui banchi di scuola, portare lo zaino sempre dalla stessa parte, un sport specifico asimmetrico, dormire sempre nello stesso modo, non possono essere all’origine della scoliosi. Questo perché la posizione scorretta è tenuta per poco tempo, un tempo insufficiente per creare alterazioni strutturali della colonna, ma comunque da evitare, perché potrebbero incidere sul peggioramento del quadro clinico.
In generale possiamo dire, che iniziare una ginnastica correttiva individuale nelle fasi sensibili della crescita e proporre uno sport simmetrico come il nuoto ad intensità tollerabili (soprattutto quando l’angolo di deformazione non supera i 20° circa), aiuta il ragazzo a mantenere un buon tono-trofimo muscolare fondamentale per una crescita più armonica.
Nel prossimo numero illustreremo degli esercizi che possono contribuire al mantenimento di un corpo in salute….perchè solo l’equilibrio dei muscoli in senso funzionale ci aiuta a non avere dolori nel corso della nostra vita!!!!!

"DIVENTIAMO I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SALUTE"


martedì 29 gennaio 2013

8) LA POSTURA. UN'INTERAZIONE POLISENSORIALE TRA CORPO E AMBIENTE



ART. PUBBLICATO sul "FINANZIERE"
Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza, fondato nel 1886.
 
Ci siamo mai chiesti cosa si intende con il termine postura? E come manteniamo una posizione eretta? Perchè riusciamo a reagire immediatamente quando veniamo sbilanciati?  
Sicuramente possediamo delle capacità innate che automaticamente intervengono per non perdere l’equilibrio, atti motori riflessi che sono il risultato di varie elaborazioni mentali rispetto alle informazioni che provengono dai nostri organi di senso in relazione al mondo esterno.
La postura è un concetto molto complesso da proporre, in quanto identifica la complessità dei meccanismi fisiologici che concorrono al mantenimento della stazione eretta, di posizioni statiche e regola le forze deputate al controllo dei movimenti.
Comunemente il termine viene utilizzato per degli atteggiamenti abituali come postura eretta, seduta, in ginocchio, in decubito, ecc., ma è bene ricordare che le posture sono di numero infinito.
Infatti il concetto moderno non si riferisce ad una semplice condizione statica, ma ad una condizione in cui il soggetto ricerca un equilibrio continuo rispetto all’ambiente circostante.
Senza enunciare le numerosi definizioni coniate nel tempo per il termine postura, proporremo quella che maggiormente la definisce:
  • E’ un’interazione poli-sensoriale in cui il fine ultimo è il mantenimento della stazione eretta in opposizione alla forza di gravità, variabile in relazione degli obiettivi da perseguire e agli stimoli dell’ambiente.
Il corpo alla continua ricerca dell’equilibrio, si serve dei muscoli antigravitari per il mantenimento della stazione eretta, perché gli elementi passivi quali legamenti e ossa non sono sufficienti.
L’equilibrio che si aggiusta di continuo è costantemente condizionato dal rapporto tra l’ampiezza della base di appoggio (piedi) e l’altezza del baricentro corporeo dal suolo (situato vicino alla terza vertebra lombare). Questo significa che persone alte avranno maggiori difficoltà di stabilità e un maggior dispendio energetico nei vari movimenti.
Il corpo umano, obbedisce a tre leggi fondamentali:
  • Deve poter mantenere lo sguardo parallelo all’orizzonte
  • Qualsiasi gesto deve essere efficiente (la massima resa con il minore dispendio energetico possibile).
  • Ma soprattutto la postura assunta non deve generare dolore.
Per assolvere questi compiti, i diversi sistemi (muscolare, scheletrico, respiratorio, ecc..) del nostro organismo operano in sinergia continua, aiutandoci a capire quanto siano strettamente dipendenti tra loro come un unico “sistema funzionale globale”.
Di conseguenza tutti i movimenti che eseguiamo in ogni istante sono il risultato di un’interazione di più muscoli che cooperano nel raggiungimento di un obiettivo; ecco allora che bisogna uscire dalla logica del singolo muscolo che lavora, ma entrare in quella di “ catena cinetica” (fig. 1) , dove diverse catene muscolari (catene crociate, catena posteriore, ecc..), collaborano reciprocamente. Immaginare, quindi, “tanti anelli collegati fra loro funzionalmente” dove l’uno influenza l’altro, ma tutti concorrono per rendere il movimento più naturale, più economico e razionale.
Dal punto di vista anatomico, le varie catene muscolari possono essere interpretate come un continuum mio-fasciale cioè muscolare e fasciale (tessuto connettivo) dove agiscono le forze per il trasferimento dell’energia.
Quindi ogni atteggiamento posturale non è casuale ma è un processo di adattamento (compenso), che consente al corpo di muoversi e contemporaneamente rispettare le leggi di efficacia e antalgia alla quali è sottoposto.
Spesso i compensi che si attuano a seguito di un trauma o in presenza di un’alterazione posturale, possono originare dolori in distretti corporei lontani dalla causa che li ha creati. Questo succede perché in un corpo non perfettamente equilibrato, le forze dei muscoli in gioco nei movimenti non si sviluppano più in giusta proporzione causando dolori da sovraccarico funzionale (muscoli e articolazioni che lavorano di più rispetto ad altre).
Oggi l’allenamento, lo stretching e gli esercizi terapeutici dopo infortunio, per un recupero ottimale e per il mantenimento di un sano equilibrio, lavorano sulla globalità e non sul singolo muscolo o articolazione.

CONSIGLI UTILI

Sollevamento manuale dei carichi da terra

Sollevare dei carichi in modo scorretto potrebbe comportare problemi alla colonna vertebrale, come contratture o stiramenti muscolari, in casi più gravi protrusioni o erniazioni. Allora è bene conoscere la modalità corretta per evitare di incorrere in queste patologie.
Non importa se stiamo sollevando una matita, un fazzoletto, una busta della spesa o oggetti più pesanti, dobbiamo sempre rispettare queste regole:

  • Avvicinarsi il più possibile all’oggetto da sollevare (in questo modo il baricentro del nostro corpo viene avvicinato a quello del peso)
  • Piegarsi sulle gambe tenendole ben divaricate
  • Mantenere la pianta del piede a terra e le braccia tese durante il gesto.
  • Durante il movimento di salita mantenere le curve fisiologiche della colonna vertebrale (per evitare eccessive flessioni del tronco poco controllate) e le ginocchia in linea con i piedi ( per evitare instabilità del ginocchio in valgismo durante il sollevamento)
  • Afferrare con presa salda l’oggetto, spingere con gli arti inferiori immaginando di allontanare la terra da noi e bilanciando la forza su entrambi gli arti inferiori.


    “DIVENTIAMO I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SALUTE”