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lunedì 27 luglio 2015

L’ACIDO LATTICO: CONSEGUENZE E RIMEDI


ART. PUBBLICATO sul "FINANZIERE"

Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza,
fondato nel 1886.

 A cura
Beniamino Colagrosso* e Massimo Alfieri**
 
 
 
Durante l’attività motoria il nostro corpo, per meglio reagire alla perturbazione del suo stato di equilibrio, innesca una serie di risposte, alcune immediate che terminano dopo lo stimolo allenante, definite “aggiustamenti”, come l’aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e della temperatura corporea, ecc., altre che avvengono nel tempo, dopo ripetuti stimoli allenanti e sono delle vere modificazioni organiche, definite “adattamenti”.  Queste modificazioni fisiologiche, di tipo funzionale, anatomico-strutturale ed enzimatico (un esempio l’ipertrofia, crescita del volume delle cellule muscolari) determinano un nuovo livello basale e una migliore capacità prestativa.
Quante volte ci siamo chiesti il motivo del dolore muscolare che avviene durante o nei giorni dopo lo svolgimento di un’attività sportiva svolta ad un’intensità medio alta?
Molto spesso, forse per semplicità o per sentito dire, viene messo sotto accusa “l’acido lattico”.
E’ vero che il calo del rendimento prestativo durante l’allenamento ad alta intensità avviene soprattutto per eccessiva produzione di acido lattico, ma è altrettanto vero, che il corpo impiega non più di due ore per smaltirlo.  Quindi, i dolori  che persistono per molte ore dopo le sedute allenanti sono da attribuire alle microlesioni fibrillari prodotte durante l’esercizio.
Diversi studi concordano che la fatica corporea non sia dipesa solo da alterazioni funzionali del muscolo, ma anche da fattori che riguardano la componente neuro-endocrina.
Procedendo con ordine, l’energia per la contrazione muscolare è fornita dalla scissione di una sostanza presente in piccole quantità nel muscolo: l’ATP (adenosina-trifosfato) che deve essere continuamente riformata. I meccanismi energetici che lavorano in sinergia ma con percentuali diverse in base all’intensità dello sforzo sono:

1)  il sistema aerobico, che si attiva in presenza di ossigeno, e’ lento ad entrare in azione ma puo’ mantenere il lavoro per molto tempo. Inoltre è capace di produrre un numero elevato di molecole di ATP  (38 molecole di ATP) utilizzando come fonte energetica zuccheri e soprattutto grassi;

2)  Il sistema anaerobico, che si distingue in “alattacido” (senza produzione di lattato) è immediato e utilizza la fosfocreatina presente nel muscolo e “lattacido” (con produzione di lattato) utilizza zuccheri, si attiva in assenza di ossigeno, più veloce rispetto a quello aerobico, ma meno efficiente a produrre molecole di ATP (2 molecole di ATP)
Vedere tabella riassuntiva dei tre sistemi energetici
 


TABELLA RIASSUNTIVA DEI METABOLISMI

ANAEROBICO

ALATTACIDO

ANAEROBICO

LATTACIDO

AEROBICO

Senza Ossigeno

Scarso ossigeno

Con ossigeno

Utilizza Creatinfosfato

glicogeno

Glicogeno –

acidi grassi

Alta potenza

Media potenza

Bassa potenza

Pochi residui

Residui di acido

Nessun residuo lattico che causi fatica

Da 0 a 10/15”

Da 10/15” a 2’30”

Da 2’30” in poi – max utilizzo dopo 20’


Quando la richiesta energetica aumenta e il sistema aerobico non riesce più a sostenerla, si attiva la glicolisi anaerobica, che  ha come sottoprodotto l’acido lattico. Quest’ultimo, entro certe quantità, viene utilizzato come fonte energetica dal sistema aerobico, ma qualora la produzione supera la capacità di smaltimento (soglia anaerobica), questa molecola si accumula generando inizialmente stanchezza fino ad arrivare al blocco muscolare. Ciò avviene perché l'acido lattico diminuisce il PH intracellulare determinando l'inibizione di alcuni enzimi della glicolisi anaerobica con conseguente riduzione della formazione di ATP. L’acido lattico prodotto viene in parte “riciclato” in glicogeno dal fegato, una parte viene eliminata attraverso l’urina o il sudore ed una parte distrutta.
Chi pratica sport saltuariamente deve prestare molta attenzione quando sopraggiunge la stanchezza derivante dall’acido lattico prodotto, perché aumenta il rischio di lesioni muscolari.
 
CONSIGLI UTILI

L’acido lattico è il fattore limitante della glicolisi e quindi della perfomance sportiva, in quanto l’acidificazione che produce inibisce il rilascio degli ioni calcio nei muscoli, fondamentale per l’avvio della loro contrazione. Non esistono rimedi  esogeni (esterni) per debellarlo o contrastarne l’accumulo.
L’allenamento specifico e costante nel tempo migliora la capacità di ritardare la sua comparsa e di velocizzare la metabolizzazione una volta prodotto.
Alcuni sportivi, nel post allenamento, utilizzano  l’aspirina sia per  proteggersi dallo stress ossidativo che come antidolorifico.
Per prevenire la sua formazione è bene bere adeguatamente prima, durante e dopo lo sforzo, per velocizzare lo smaltimento si consiglia attività aerobica a bassa intensità e l’assunzione di magnesio e vitamina C.
 
  “DIVENTIAMO I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SALUTE”
*Direttore di Sanità della GdiF  –  Roma
**Chinesiologo – Massofisioterapista Q.G. - Roma


giovedì 10 aprile 2014

CONOSCIAMO L’ARTROSI E COME GESTIRLA...LA CHINESITERAPIA: UN PRESUPPOSTO FONDAMENTALE

ART. PUBBLICATO sul "FINANZIERE"

Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza,
fondato nel 1886.

A cura

Beniamino Colagrosso* e Massimo Alfieri**

L’artrosi è una patologia cronica degenerativa che colpisce le articolazioni, dapprima la cartilagine articolare e in seguito l’osso sottostante con conseguenti deficit funzionali.
I sintomi caratteristici sono il dolore, la rigidità e la limitazione funzionale delle articolazioni colpite, intensificandosi durante i movimenti, come il salire o scendere le scale, quando colpisce gli arti inferiori. Nel tempo, il dolore si presenta anche a riposo, disturbando il sonno notturno.
Le mani, le ginocchia, le anche, la colonna nel tratto lombare e cervicale, sono le sedi più colpite dall’artrosi.
Il nostro corpo, per difendersi dal dolore, mette in atto una serie di strategie posturali antalgiche di difesa, causando nel tempo squilibri motori importanti con alterazioni fisiologiche e meccaniche anche a carico di altre strutture anatomiche.
E’ proprio la retrazione muscolare riflessa di difesa che aumenta la pressione intra-articolare creando un circolo vizioso.
Generalmente le principali cause dell’insorgere dell’artrosi vengono attribuite ad una alterata meccanica articolare, conseguenza di traumi o alterazioni posturali, oppure derivante da deficit metabolico e/o di lubrificazione. Come tutte le patologie esistono fattori predisponenti e aggravanti, tra i quali: l’età, il sovrappeso, vita sedentaria, squilibri ormonali, acidificazione corporea, ecc..
In futuro si stima un aumento di soggetti che incorreranno in questa patologia, causa crescita della popolazione anziana e delle persone in sovrappeso.
Ma allora, è possibile guarire dall’artrosi, o quantomeno prevenirla? Sicuramente non è possibile guarire, trattandosi di una patologia cronico degenerativa, ma si può rallentare il processo di deterioramento cartilagineo.
Sebbene non esista una cura che possa andar bene per tutti, a causa dei numerosi fattori soggettivi che ne condizionano il risultato, diventa fondamentale l’intervento del terapista per rimuovere le disfunzioni neuromuscolari e ripristinare le corrette informazioni sia recettoriali che motorie.
Successivamente, il riabilitatore, dovrà iniziare un programma motorio specifico di rinforzo muscolare finalizzato al consolidamento dei risultati ottenuti ed al miglioramento della qualità di vita del paziente.
Per evitare l’innesco dei meccanismi di difesa prima accennati, che complicherebbero il quadro clinico, bisognerebbe agire già dai primi sintomi.
 
 
Le mani, le ginocchia, le anche, la colonna nel tratto lombare e cervicale, sono le sedi più colpite dall’artrosi.
Il nostro corpo, per difendersi dal dolore, mette in atto una serie di strategie posturali antalgiche di difesa, causando nel tempo squilibri motori importanti con alterazioni fisiologiche e meccaniche anche a carico di altre strutture anatomiche.
E’ proprio la retrazione muscolare riflessa di difesa che aumenta la pressione intra-articolare creando un circolo vizioso.
Generalmente le principali cause dell’insorgere dell’artrosi vengono attribuite ad una alterata meccanica articolare, conseguenza di traumi o alterazioni posturali, oppure derivante da deficit metabolico e/o di lubrificazione. Come tutte le patologie esistono fattori predisponenti e aggravanti, tra i quali: l’età, il sovrappeso, vita sedentaria, squilibri ormonali, acidificazione corporea, ecc..
In futuro si stima un aumento di soggetti che incorreranno in questa patologia, causa crescita della popolazione anziana e delle persone in sovrappeso.
Ma allora, è possibile guarire dall’artrosi, o quantomeno prevenirla? Sicuramente non è possibile guarire, trattandosi di una patologia cronico degenerativa, ma si può rallentare il processo di deterioramento cartilagineo.
Sebbene non esista una cura che possa andar bene per tutti, a causa dei numerosi fattori soggettivi che ne condizionano il risultato, diventa fondamentale l’intervento del terapista per rimuovere le disfunzioni neuromuscolari e ripristinare le corrette informazioni sia recettoriali che motorie.
Successivamente, il riabilitatore, dovrà iniziare un programma motorio specifico di rinforzo muscolare finalizzato al consolidamento dei risultati ottenuti ed al miglioramento della qualità di vita del paziente.
Per evitare l’innesco dei meccanismi di difesa prima accennati, che complicherebbero il quadro clinico, bisognerebbe agire già dai primi sintomi.

CONSIGLI UTILI
 
Per eliminare il dolore è indispensabile intervenire direttamente sull’articolazione deficitaria con terapia farmacologica e fisica, senza trascurare che la causa potrebbe dipendere da un’alterazione del metabolismo generale o da uno scompenso meccanico a livello posturale.
Conseguentemente la chinesiterapia assistita, riveste un ruolo cruciale nell’eliminare i compensi e ristabilire un corretto schema corporeo.
I terapisti del Comando Quartier Generale, finita la riabilitazione, consigliano ai pazienti un protocollo di lavoro personalizzato di esercizi di mobilizzazione articolare controllata, di allungamento globale decompensato “metodo Mezieres”, di potenziamento muscolare e attività aerobica a bassa intensità per un benessere cardiocircolatorio e respiratorio.
Proprio per la sua natura multifattoriale, sempre sotto il parere del medico, sarebbe bene assumere anche degli integratori come Glucosamina e Basenpulver, per un miglioramento del metabolismo locale e generale.
Per il successo terapeutico è bene rispettare i tempi di adattamento fisico alla terapia proposta, quindi gradualità nei carichi nel ricondizionamento muscolare.
 
 
“DIVENTIAMO I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SALUTE”
 
 
 
 
 
 
 
 

 

lunedì 21 gennaio 2013

3) SONO OBESO…….CHE POSSO FARE?





ART. PUBBLICATO sul "FINANZIERE"
Mensile di attualità, cultura e informazione professionale della Guardia di Finanza, fondato nel 1886.


L’obesità è una patologia invalidante per la salute, caratterizzata da un accumulo anormale di grasso nel sottocute. Quando le calorie ingerite con l'alimentazione quotidiana sono superiori alle calorie spese nell'arco della giornata, l’organismo trasforma questo eccesso in grasso e lo conserva negli adipociti, le cellule che formano il tessuto adiposo. Nel tempo si è assistito ad un incremento costante del fenomeno dell’obesità. Solo in Italia circa il 10% della popolazione adulta italiana è definibile obesa e il 35% è in sovrappeso.

Per stabilire il grado di sovrappeso o obesità esiste l'Indice di Massa Corporea (IMC), che si ottiene dividendo il peso in Kg per il quadrato dell’altezza espressa in metri (kg/m2).
Tale misurazione ha una validità relativa, in quanto non tiene conto della percentuale di massa grassa e magra dell’individuo (es. un soggetto muscoloso potrebbe risultare sovrappeso o obeso).


Possiamo distinguere due biotipi costituzionali: obesità di tipo androide (che ricorda la forma della mela) e obesità ginoide (che ricorda la forma della pera).
L’obesità androide o viscerale (grasso localizzato nella fascia addominale) è fortemente correlata con il rischio di patologie cardiovascolari, ipertensione e diabete mellito di tipo II.
L’obesità ginoide (grasso in eccesso dalla vita in giù), è generalmente associata a difficoltà nella circolazione periferica e del ritorno veno/linfatico.


Le cause che portano a questa patologia sono da ricercare dall’interazione di fattori genetici e comportamentali a cui si associano spesso problematiche psicologiche.


Per migliorare gli squilibri cognitivo – comportamentali nell’obeso è necessario interventi di professionalità diverse quali il medico cardiologo, il dietologo e lo psicologo e soprattutto un personal trainer.




L’OBESO IN PALESTRA


Proporre un programma adeguato alle sue capacità motorie è importante sia per la sua sicurezza ma soprattutto per evitare lo scoraggiamento. Iniziare con un riscaldamento 5/8 min di cyclette recline per facilitare in ritorno venoso. Seguire con esercizi di respirazione in allungamento globale per 10 min. Proporre esercizi multi articolari di potenziamento muscolare con carichi leggeri e un numero maggiore di ripetizioni, eseguendo i movimenti in maniera controllata. Alla fine proporre attività di tipo aerobico come il cammino, monitorando la frequenza cardiaca senza mai superare l’80% della medesima, per un tempo minimo di 10 minuti che poi andrà ad aumentare.
Il tempo da dedicare ogni volta all'attività fisica deve essere non meno di 45 minuti, per una frequenza settimanale di minimo tre volte, alternando un giorno di riposo ed uno di lavoro. Questo ritmo di lavoro è applicabile a qualunque attività si decida di praticare. 


Da non sottovalutare l’aspetto psicologico di una persona in sovrappeso che si appresta ad affrontare attività motoria. Per questo si consiglia spesso di fare esercizi in acqua, come acquagym o acquabike, perché questo elemento consente di far percepire il proprio corpo in maniera diversa.


Un'attività fisica regolare è il miglior presupposto per il mantenimento del peso a lungo termine. Facciamone un stile di vita.